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| L'Autotrattamento nel Reiki |
L'Autotrattamento nel Reiki
Quando avevo già deciso di prendere Reiki, prima di essere attivato, un pensiero tra gli altri mi stimolava particolarmente: la possibilità di “trattarmi“ ogni qualvolta avrei voluto. Non vedevo l’ora di curare i miei disturbi con l’imposizione delle mie stesse mani; pensavo che avrei fatto un uso continuo dell’Autotrattamento. Ancora non avevo avuto modo di sperimentare ed apprezzare la differenza tra l’energia elaborata e trasmessa da un operatore e quella fruibile durante un Autotrattamento, pertanto le mie aspettative erano destinate a confrontarsi con una realtà un po’ diversa ma non meno interessante.
Infatti, l’aspetto forse più importante, determinante anche nel processo di integrazione dell’intera disciplina del Reiki nella mia esistenza, che emergeva proprio da questo confronto man mano che procedevo nella mia esperienza diretta, era quello di constatare come i benefici più importanti e duraturi dipendessero non tanto dal singolo trattamento, bensì da quel processo graduale di conoscenza di sé stessi e di conseguente crescita interiore del quale sono responsabili una serie di fattori, molti dei quali sono, senza ombra di dubbio, favoriti anche dalla tecnica dell’Autotrattamento. Mi riferisco, ad esempio all’esercizio meditativo, alla capacità di ascolto di sé stessi, al conseguimento di una disciplina spirituale etc.
L’importanza della pratica
Autotrattarsi tutti i giorni, d’altra parte, vuol dire fare esperienza dell’energia, laddove non sempre è possibile eseguire trattamenti su altre persone. Un primo immediato riscontro, pertanto, è quello del miglioramento della propria capacità percettiva dei fenomeni sottili, fenomeni a cui normalmente non siamo abituati. Solo una pratica costante permette lo sviluppo di quella sensibilità necessaria a percepire i campi energetici delle persone e le loro differenti e molteplici manifestazioni. Ognuno poi svilupperà la propria modalità percettiva (visualizzazioni, sensazioni tattili, intuizioni, etc.), ma sempre e soltanto grazie ad esperienze ripetute che permettono di decodificare, in maniera sempre più significativa, i segnali che giungono durante un trattamento. Fanno chiaramente eccezione quei soggetti particolarmente dotati a cui Madre Natura ha voluto far dono di sensibilità superiori, ma noi continuiamo a riferirci alla più numerosa cerchia delle “persone normali”. L’Autotrattamento, quindi, costituisce per l’operatore di Reiki un prezioso alleato, in quanto consente “l’esperienza dell’energia” ogni qualvolta se ne ha la possibilità, il desiderio o l’esigenza. Ma praticare con costanza l’Autotrattamento vuol dire anche abituarsi ad una disciplina spirituale che costituisce un requisito imprescindibile per chiunque aspiri ad una evoluzione personale. Il nostro inconscio spesso ci ostacola nell’adozione di un’autodisciplina, ma chiunque pratichi uno sport, lo Yoga o suoni uno strumento sa che la condizione necessaria, anche se non sempre sufficiente, per poter esprimere la propria essenza è rappresentata dalla dedizione senza riserve al progetto scelto. Bisogna disintegrare la pigrizia che ci vuole conservare così come siamo per paura di ciò che saremo; se occorre anche con “violenza“, la stessa violenza che Apollo usò nel disfarsi delle fasce da infante.
Adottare una disciplina è già di per sé, quindi, un atto di crescita, l’abbandono di una dimensione infantile che ci ostacola nel processo di evoluzione.
La conoscenza di sé stessi
Ma l’evoluzione e, quindi, la crescita personale passano attraverso quel processo di individuazione che ci permette di relazionarci con il mondo esterno senza confonderci con esso.
E’ necessario stabilire chi siamo e quali siano i nostri confini per conseguire e conservare l’unità e l’integrità personale. Mi riferisco alla conoscenza della nostra essenza, la parte più interiore e spirituale di noi stessi, (potremmo chiamarla “anima”, se ci aiuta, ma potrebbe complicarci ancora di più le cose), sicuramente la parte più vera e libera del nostro essere, quella che contiene il riverbero del divino e che, nel concreto, nel mondo fenomenico, si manifesta con la nostra parte più materiale: il nostro corpo fisico. Questo processo di individuazione è, in realtà, un complesso procedimento della nostra psiche, ma che non può, a mio avviso, prescindere dalla consapevolezza, dall’accettazione e dall’integrazione del nostro corpo materiale. Solo dopo aver accettato incondizionatamente la nostra fisicità, unica ed irripetibile, possiamo pensare ad esplorare ed integrare gli aspetti più spirituali del nostro essere. La pratica continua dell’Autotrattamento ci abitua, appunto, all’ascolto del corpo e ad una attenzione particolare verso i segnali che da questo possono giungerci; ciò favorisce indubbiamente la crescita della consapevolezza dello stesso oltre che un atteggiamento di disposizione verso noi stessi che riveste fondamentale importanza in un percorso non solo di autoconoscenza, ma anche, più semplicemente, di ricerca di uno stato di maggiore benessere. E ciò è vero sia per l’Autotrattamento di primo livello, in cui il contatto con le diverse parti del corpo caratterizza l’esperienza percettiva, che per quello di secondo livello, in cui si affina la capacità di sentire e dirigere il flusso dell’energia vitale.
Imparare ad ascoltarsi, dunque, rappresenta il primo passo per chi voglia prendersi cura di sé in maniera consapevole e voglia migliorare la qualità della propria vita.
L’Autotrattamento come esercizio meditativo
Un altro grande beneficio che possiamo trarre dalla pratica dell’Autotrattamento, come dalla pratica dei trattamenti Reiki in genere, è rappresentato dal fatto che il trattamento stesso costituisce un importante esercizio di tipo meditativo. Durante l’Autotrattamento, infatti, si tende a creare una connessione mente - corpo – respiro che, impedendo alla mente di vagare, favorisce il naturale conseguimento di uno stato di quiete. “Impedire le modificazioni del principio pensante” (v. Patanjali) costituisce obiettivo primario di tutte le discipline meditative; concentrando l’attenzione su di un oggetto, su di un punto, sul proprio corpo, sulle sue funzioni etc. si ottiene il risultato di impedire alla mente di volar via, di pensiero in pensiero (quasi sempre negativi), avanti e indietro nel tempo. Evitando che la mente si produca in un vortice di rimuginamenti, attese, rimorsi, speranze ed altro ancora, si risparmiano preziose risorse energetiche, si riduce lo stress e si induce quella calma necessaria non solo ad uno stato di benessere psico-fisico, ma anche ad una attività di introspezione non praticabile in condizioni di agitazione. Concentrarsi sul flusso di energia vitale durante un Autotrattamento, sul sincronismo tra tale flusso ed il proprio respiro, sulle sensazioni che il nostro corpo conseguentemente ci rimanda, equivale, dunque, ad un potente esercizio meditativo. Per questo motivo, qualora l’Autotrattamento venga praticato a letto al termine della giornata, la calma interiore che ne deriva quasi sempre sfocia in un piacevole sonno ristoratore. (da qui il consiglio a chiunque abbia problemi di addormentamento di abituarsi alla pratica serale dell’Autotrattamento).
Ma la lezione forse più importante, che ci viene dall’aspetto meditativo dell’Autotrattamento riguarda la nostra capacità di vivere hic et nunc, qui ed ora. Abituando la mente a “non partire” per i suoi voli pindarici si impara anche a vivere il presente, ad attraversare le situazioni e vivere intensamente le emozioni che ne derivano. Questo atteggiamento è di fondamentale importanza sia, come dicevamo prima, per la riduzione dello stress, in quanto evita che si passi da un rimuginamento per un’azione del passato in cui, ad esempio, non ci siamo piaciuti, alla paura che un evento spiacevole in futuro possa verificarsi, ma soprattutto perché in un’ottica evolutiva non bisogna lasciar spazio a comportamenti che favoriscano la rimozione delle emozioni che ci fanno soffrire. Attraversare le emozioni significa integrarle e trarne degli insegnamenti. Rimuoverle vuol dire piazzarsi nel corpo delle larve che ci assorbiranno grandi quantità di energia fino a scatenare eventi morbosi veri e propri.
L’autoguarigione
Abbiamo visto quanti e quali benefici scaturiscano da una costante pratica dell’Autotrattamento. Alcuni di essi possono essere considerati diretti, nel senso che si realizzano come conseguenza diretta del singolo trattamento, ad esempio il conseguimento di uno stato di calma interiore; altri, invece, saranno indiretti, come l’adozione di un’autodisciplina spirituale che non costituisce obiettivo particolare del singolo trattamento, bensì beneficio indotto da un atteggiamento ripetuto.
A proposito dei vantaggi diretti, cosa rispondere a chi ci chieda se, nei processi di autoguarigione, sia più efficace un trattamento ricevuto da un operatore o se si possa raggiungere lo stesso risultato con un Autotrattamento? Una prima risposta potrebbe essere quella già accennata nell’introduzione, e cioè che nel singolo trattamento l’energia elaborata da un altro operatore sia più efficace rispetto a quella fruita nel corso di un Autotrattamento, ma che poiché l’autoguarigione dipende da una serie di concause legate indissolubilmente all’evoluzione personale, anche l’Autotrattamento, per i benefici diretti ed indiretti che comporta, gioca un ruolo importantissimo in tale processo. Ad esempio se emozioni rimosse legate a relazioni familiari mi portano ad assumere atteggiamenti innaturali, favorendo così l’infiammazione del nervo sciatico, fin quando non saranno emerse dall’inconscio le cause psichiche di quelle sofferenze, il beneficio del singolo trattamento di Reiki sarà destinato a durare ben poco. Solo la crescita personale e l’integrazione di quelle emozioni nel proprio vissuto ci potranno aiutare a guarire, ed in questo processo evolutivo avranno il loro peso sia i trattamenti ricevuti che quelli che ci saremo dedicati da soli.
A proposito dell’efficacia dell’Autotrattamento, mi sembra interessante, a questo punto, confrontare la tecnica di auto-aiuto praticata nel Medipic. O. Bibb e J. Weed raccomandano di lavorare connettendosi con la mente interiore di un altro guaritore. Essi sostengono che operando in questo modo ed “effettuando una guarigione Medipic su voi stessi come se steste lavorando su qualcun altro e non su di voi, raggiungete una fiducia ed una libertà di immaginazione difficile da raggiungere quando siete tartassati dalla nozione cosciente del dolore e della tensione che state soffrendo. Evadete in questo modo dalle paure della vostra mente cosciente e dai suoi dubbi, convogliando ad essa l’idea che state lavorando su un altro, non su voi stessi” (O. Bibb e J. Weed - La forza vitale della mente – Armenia). Per i due autori, quindi, i limiti di una tecnica di autotrattamento risiederebbero soprattutto nelle riserve e nei dubbi della nostra mente cosciente. Nello stesso testo, infatti, riportano importanti casi di autoguarigione ad opera di persone molto esperte della tecnica adottata. Come dire, con l’autotrattamento si possono avere gli stessi risultati ma bisogna essere molto esperti ed avere la mente completamente libera da condizionamenti.
Paura, dubbi e rabbia, d'altronde, costituiscono i limiti dei trattamenti anche nel Reiki, oltre che di ogni azione umana. Dunque liberiamoci dalle catene di questi sentimenti e sperimentiamo con fiducia. Sperimentiamo. Solo la pratica ci darà le risposte che cerchiamo.
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